Palermo-L’Aquila. A/R – Memorie di una viaggiatrice distratta

In viaggio la qualità del pensiero ha sempre un diverso sapore.

Dall’alto, perdendosi tra nubi e brina, tutto sembra ridicolizzato: così piccolo, così semplice.

Lontani tutti i pensieri e le oppressioni, lasciano il posto ad una momentanea calma apparente.

Eppure una volta ritornati alla nostra realtà non riusciamo ad abituarci subito.                  

Voli pindarici, tra realtà diverse eppure così simili…

Forse siamo noi, manipolatori di sentimento e quotidianità che accresciamo il senso di diversità.

Eppure le realtà sono uguali ed “ogni mondo è paese.

Il freddo, il gelo che qui sembrano essere lo specchio della mia anima,

riescono a scaldarmi più di quanto la mia terra del sole non riesca a fare.

29.11.11

Bene, questi sono piccoli appunti di pensieri che ho messo su carta dopo un pomeriggio di studio, nella sala studio di Ingegneria, a L’Aquila. Ebbene sì signori, dopo la alquanto “interessante” (molto riduttivo come termine) esperienza di Milano, a distanza di esattamente 2 mesi (a volte non mi rendo conto del mio tempismo!) ho preso un aereo, destinazione Roma e successivo pullman per il capoulogo abruzzese. Che dire… gran bella cittadina, lo sarebbe stata ancora se non fosse per il terremoto che nel 2009 l’ha semi-distrutta.

Mi incammino per il centro, ormai spoglio della vitalità da cui un tempo era invasa. Il corso principale, ormai vuoto se non ad eccezione di qualche piccolo locale riaperto, mette una strana angoscia riecheggiando memorie lontane. Tra i vicoli transennati, i locali chiusi con le grate, e un’infinità di sostegni che sorreggono gli edifici, mi perdo. Alzo lo sguardo e balconi e davanzali in vecchio stile, sono caratterizzati da impalcature in legno, mentre in basso le aperture dei negozi si ritrovano sbarrate con lucchetti, quasi vuote dentro; ed è questo uno degli aspetti inquietanti insieme al fatto che per strada non c’è quasi nessuno, ad eccezione di qualche militare o di qualche anziano che passeggia ricordando tempi ormai passati.

Ma un effetto alquanto triste e inquieto me lo hanno trasferito i tanti palazzi distrutti in via Amiternum. Transenne, polveri, blocchi di cemento che fanno capolino tra quelle strutture che non vogliono più saperne di stare in piedi, che vorrebbero arrendersi ed abbandonarsi al silenzio. Ancora qualche panno steso, che non ha avuto il tempo di essere raccolto; si  forma un’insieme di banderuole bianche in segno di arresa. Un paesaggio quasi spettrale.

Io credo  che questo paese possa ancora risollevarsi dalla sua dura realtà, e lo sta facendo a poco a poco… Ma servono volontà, tempo e denaro. E in Italia sarà possibile tutto questo? Tante domande ma poche risposte.

D.

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~ di timpirinad su 2 dicembre 2011.

Una Risposta to “Palermo-L’Aquila. A/R – Memorie di una viaggiatrice distratta”

  1. Dalila, Palermo è la città in cui sono nato, è la mia culla! L’autentico specchio dell’anima è la città degli alti e dei bassi” per il continuo alternarsi, nella sua storia di periodi di decadenza a periodi di grande splendore. Simbolo della vita appunto per i numerosi aspetti contrastanti che la caratterizzano. Da un lato l’etimologia del Suo nome (Panormus)… (tutto porto) sembra volere accogliere ogni sfumatura di mistero e perciò affascinante, d’altra parte in ossequio alle sue tradizioni osserva in silenzio precetti rigidi e gelidi quasi fosse una Repubblica islamica. Si… è vero che la sede dell’ARS e di quella che fu l’Alta Corte per la Regione Siciliana…, è in fondo una città fredda! Ma non rinnego il mio attaccemento. Ora, sono daccordo con te che la popolazione dell’Aquila potrà risollevarsi e sarei pronto ad una fattiva collaborazione positiva! Ma non ammetterei, avvicinandomici, lo status di Roma capitale! Parliamo del capoluogo abruzzese e non di Italia!

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