René Aubry – La Grande Cascade

Agli  amanti del pianoforte e della musica acustica consiglio questo bellissimo brano:

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~ di timpirinad su 17 marzo 2011.

Una Risposta to “René Aubry – La Grande Cascade”

  1. Oh Dalila… salut… ti racconto un fatto :”Il Cattivo vetraio”…
    Ci sono delle nature puramente contemplative, e del tutto inadatte all’azione, che nondimeno, per un impulso misterioso e sconosciuto, qualche volta agiscono con una rapidità di cui si sarebbero credute esse stesse incapaci.
    Come chi, temendo di trovare presso il suo portinaio una brutta notizia, vaga vigliaccamente per un’ora davanti alla sua porta senza avere il coraggio di entrare, e come chi conserva per quindici giorni una lettera senza aprirla, o chi non si rassegna che dopo sei mesi a intraprendere un passo che era necessario già da un anno, costoro talvolta si sentono d’un colpo precipitati nell’azione da una forza irresistibile, come la freccia scoccata da un arco. Il moralista e il medico, che pretendono di sapere tutto, non possono spiegare donde venga così d’improvviso tanta folle energia a queste anime pigre e voluttuose, e come, incapaci di compiere le cose più semplici e più necessarie, esse trovino, in un determinato momento, un coraggio eccezionale per eseguire gli atti più assurdi e spesso anche più pericolosi.
    Un mio amico, il sognatore più inoffensivo che sia mai esistito, ha messo una volta a fuoco un’intera foresta per vedere, diceva, se il fuoco si attacca con quella facilità che generalmente si dice. Per dieci volte l’esperimento fallì; ma, all’undicesima volta, ebbe fin troppo successo.
    […]
    Una mattina mi ero alzato di cattivo umore, triste, stanco di inattività, e spinto, mi pareva, a fare qualcosa di grande, un’azione clamorosa; e ahimè aprii la finestra.
    La prime persona che scorsi nella strada fu il vetraio…
    “Ehi, ehi!” e gli gridai di salire. Tuttavia riflettevo, non senza una qualche gaiezza, che, dal momento che la stanza era al sesto piano e la scala era molto stretta, egli avrebbe dovuto penare non poco a salire, impigliandosi in molti spigoli con gli angoli della sua fragile mercanzia.
    Alla fine apparve: esaminai con curiosità tutti i vetri, e gli dissi: “Come? non avete vetri colorati? vetri rosa, rossi, azzurri, magici. vetri di Paradiso?” “Impudente che non siete altro! Osate condurvi nei quartieri poveri, e non avete neanche dei vetri che facciano vedere in bellezza la vita!” E lo sospinsi vivacemente verso la scala dove inciampò brontolando.
    Mi avvicinai al balcone, e mi impadronii di un piccolo vaso di fiori, e quando l’uomo riapparve sulla soglia della porta, lasciai cadere perpendicolarmente il mio arnese di guerra sul lato posteriore della sua rastrelliera; il colpo lo rovesciò, e dunque finì per rompere sotto la sua schiena tutta la sua povera fortuna ambulante, che diede un alto rumore come di un palazzo di cristallo spezzato dal fulmine.
    Ebbro della mia follia, gli gridai furiosamente: “La vita in bellezza! La vita in bellezza!”
    Questi scherzi dovuti alla nervosità non sono senza pericolo, e si possono anche pagare cari. Ma che importa l’eternità della dannazione a chi ha trovato in un istante l’infinito della gioia?

    Ahahahahahhhhhhhhhhhahahahahaaaaaaaaaaaaaaaahahahahahaaaaa

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