Il Timido Ubriaco.

Ieri, Cammino.

Con le cuffie alle orecchie sarei capace di andare ovunque, trasportata dai pensieri. Gironzolare per la città, senza meta. Arrivare ad Aspra e affacciarsi sul mare, affogando tra i pensieri, troppi.

Oggi, Cammino.

Mi trovo ad un bivio. Dritto, a qualche centinaio di metri di distanza potrei esser sotto la sua finestra. Ma non lo faccio. Svolto a destra e seguo il mio orgoglio, almeno una volta. Non posso sempre mettere l’orgoglio da parte e il cuore in mano.

Come ci sei riuscito? Come hai fatto? Indicami, ti prego, la giusta via perché io proprio non ci riesco. Non ci sono mai riuscita. Era lui, così tremendamente speciale e perfetto all’apparenza che si è rivelato la persona più comune fra i mortali. Non hai avuto il coraggio di farlo; per me avresti dovuto raccogliere quelle poche briciole di coraggio e forza e farlo. Come è giusto che sia. Meglio un’amara realtà che una bugia per tutelare. ma per tutelare cosa? Sei riuscito ad andare avanti, a rifarti una vita ed aprire nuovamente il tuo cuore.

Cosa pensavi, eh? Che non avrei capito? Che non avrei accettato la situazione? E’ stato peggio, perché sai bene che anche se qualcosa mi fa male, sono paziente e l’accetto. Il dialogo, questo grande sconosciuto…

Non riesco a crederci. Incredula, guardo questo schermo e mi viene solo da vomitare pensando a quella scena. Attimi che balenano nella mia mente, così velocemente, così cattivi. Come fiamme alte e crudeli al pensiero di ciò che è successo. E’ giusto. Non lamento questo, perché hai ragione. Hai avuto la forza di farlo. Non mi aspettavo la presa in giro, proprio da te che pensavo la più onesta tra gli esseri viventi. Pensavo di conoscerti quasi quanto me stessa.

Mi sbagliavo.

Ti sono stata vicina in ogni situazione sopportando dolore e problemi, ma non te ne sei accorto. Io ero lì, in attesa di qualcosa, di un tuo cenno, di un tuo sguardo; ma i tuoi pensieri volgevano altrove… Siamo tutti peccatori. Anche io ho sbagliato, non lo nego e non lo negherò mai. Ma ho capito. E se non avessi sbagliato non avrei mai potuto sapere che eri la cosa più importante. Ero troppo cieca per capire quello che stava succedendo. E’ brutto veder crollare l’unica certezza che avevo. Castelli di Rabbia dicendola alla Baricco. Qualcosa di difficile da costruire, ma facilissimo da rompere. Ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La certezza che non posso continuare a tenerti come priorità, a tenerti tra i miei pensieri. Saremmo caduti prima o poi.

Ed eccoci qua.

La rabbia è troppa, la gelosia brucia e fa male. Ma proverò a deviarne il pensiero. Hai perso anche un’amica, pronta ad esserci sempre, ad accogliere sorrisi e lacrime. Spero questo possa farmi definitivamente andare avanti. Mi spiace sia finita così, ma forse era l’unico modo.

Sii felice e goditi quel che stavi costruendo. Sii sincero sempre. Pensaci bene quando userai i tuoi sentimenti, perché una volta messi in ballo, indietro non si torna, non si torna più. E io so solo che sono delusa, senza forza di ridere e ancora incredula. Passerà, anche questo prima o poi passerà.

Concludo con un testo di Ligabue:

“Quando indietro non si torna quando l’hai capito che
che la vita non è giusta come la vorresti te
quando farsi una ragione vora dire vivere
te l’han detto tutti quanti che per loro è facile
quando batte un pò di sole dove ci contavi un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle “ancora no”
quando la ferita brucia la tua pelle si farà.

Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu…

Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l’aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l’odore perché questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or’è
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà…”

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~ di timpirinad su 21 novembre 2010.

Una Risposta to “Il Timido Ubriaco.”

  1. Che bel post Dalila. Sai, nel mare agitato e caotico si forma spesso un’isola, porto sicuro delle paure. Il caos dici non riesce più a sferzare ogni cosa con i suoi marosi… nonostante come crinali trasparenti quegli scogli liquidi muovono contro l’isola. Le onde, invece, si accavallano con furia, rincorrendosi le une con le altre e spalancano le fauci profonde.
    Spumosi di recenti tensioni, scogli interi rotolano verso l’Isola, urtandosi gli uni con gli altri, scalpicciando con gli zoccoli contro la Pietra. Stremati, si abbattono contro la sua durezza adamantina, ma la Pietra si erge incrollabile. Il mare in tempesta rugge di un rombo impotente. E geme, e tuona e batte, colmo di spuma. Ma la Pietra si erge incrollabile, e il Mostro ferito altro non fa che ammassare scogli attorno a lei…!

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