Una domenica di pensieri.

Sacro rituale del tè pomeridiano. Eh sì, perché oltre al te’ mattutino, ribattezzato con C. “Oroscotè” (potete azzardare da soli a capire il motivo…), c’è anche quello del pomeriggio… A dir la verità non è proprio un tè, ma un surrogato di tisana per il ventre con finocchio, anice stellato e carvi. Qualsiasi bevanda sia, anche una tisana di acido cloridrico andrebbe bene, l’importante è non saltare questo rituale, dolce momento di pausa giornaliera. Non so voi, ma io non potrei farne a meno.

E’ un momento di relax mentale e fisico, davanti al mio pc con una tazza fumante in mano, il mio maglione di pile, lasciando magari qualche traccia della mia “presenza” tra un blog e l’altro. Manca soltanto il vecchio caro vinile di John Lennon e sarebbe perfetto… Ma si, mettiamolo su.

Ahhhhh… Ora possiamo definire una situazione di quasi perfezione (che rima) !

E’ ufficiale: mi sa che ho preso la febbre. No! Non adesso, domani c’è la laurea di S., non posso presenziare tra occhi lacrimanti, fazzoletti unti ed eco di starnuti in aula. Certo che non sarebbe la prima volta di ritrovarsi con la “faccia per terra”; come quella volta in cui mi venne il singhiozzo durante la lezione di statistica… E quella volta me la vidi brutta, ero pure in prima fila…

Pensavo, a volte la mia mente non smette di farlo; adora introdursi nei meandri del passato… Ieri sera durante un delirio da chat si parlava con N. dei legami che si hanno, a volte, con gli oggetti e i luoghi. Così dannatamente vero!

Io ad esempio sono solita a conservare una qualsiasi cosa legata ad un ricordo e mantenerla come una reliquia; ho un vero e proprio museo nella mia camera… Tra cucchiaini di gelati e frappè mangiati in simpatica compagnia, sottobicchieri di una serata trascorsa al W. con tanto di data, di ciottoli raccolti in una primordiale serata in spiaggia… Insomma, potrei continuare all’infinito, ma non c’è motivo.

Per non parlare dei luoghi. Quei luoghi che ti hanno segnato, hanno animato particolari giorni d’estate o di inizio autunno, quei luoghi “della memoria”, in cui non è soltanto il pensiero a rieccheggiare… Personalmente non riuscirei a godermi un luogo “vissuto” in altre occasioni, in nuova veste… Difficilmente riuscirei a rimettervi piede, l’esempio più riuscito è G. N. o forse anche S.

E lasciamoli lì questi luoghi, in balia di dei bei ricordi… Tra le mura del pensiero, e le pagine di un diario custodito in un cassetto. Vorrei dire tante cose, scritte e parlate. Ma preferisco rimanere in “urlante silenzio”, se proprio siamo in vena di utilizzare un ossimoro.

La mia bacheca è stracolma di foglietti, poesie, locandine e foto. Non ne può più. Dovrei comprarne un’altra.

 

Vi lascio con una frase di Tiziana Tius:

– E lo scrittore disse “scriverò e ancora scriverò sino a quando le dita sanguineranno perché ho parole e frasi da dire e storie da raccontare perché il mondo piange e ride e ogni volta che abbatterete un albero io pianterò un seme dal quale nascerà un altro albero e le sue foglie saranno parole e frasi a riempire libri… a rendere liberi i popoli”.

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~ di timpirinad su 14 novembre 2010.

2 Risposte to “Una domenica di pensieri.”

  1. Cara Dalila, noi siamo così abituati all’Ordine alfabetico delle parole, che non ci accorgiamo di quanto sia arbitrario. Anzitutto, perchè sono arbitrariamente ordinate loe lettere dell’alfabeto: ad esempio, la zeta era la sesta in quello greco, ed è finita all’ultimo posto nel nostro soltanto perhè a un certo punto si era persa, e quando è stata reintrodotta risultava essere “l’ultima venuta”. E poi, perchè sono arbitrariamente ordinate le lettere delle parole: noi privilegiamo la direzione da sinistra a destra, ma ad esempio gli ebrei e gli arabi preferiscono quella contraria.
    Fa dunque un certo effetto lo Zanichelli inverso che mantiene la disposizione solita delle lettere nell’alfabeto ma inverte quella delle parole, ordinandole in senso inverso. Lo apprezzeranno i linguisti e gli enigmisti, mentre i curiosi della lingua si divertiranno a scoprire la vicinanza della filosofia all’atrofia e alla distrofia, della matematica all’acrobatica e alla drammatica, o di Berlusconi alle elezioni e agli attaccabottoni, per non parlare degli spremilimoni e dei rompicoglioni. TI CHIEDO COS’E’ L’OTTIMISMO. Ho idea che tu sappia rispondere!

  2. Le parole: queste grandi sconosciute… Esse sono simbolo di manipolazione, modellazione di espressione; le modifichiamo in base al voler nostro, secondo i nostri piaceri. Questi piccoli corpi (le lettere) che hanno valore singolarmente, e che lo acquistano maggiormente se associate ad altre lettere. Un insieme di piccole entità forma una parola, con significato e valore… Bisogna saperle associare, e in base all’ordine possono avere diversi significati e dare diverse emozioni, sensazioni.

    E’ vera questa predisposizione della mente umana a prediligere il movimento da sinistra verso destra, come la cultura occidentale vuole, a preferire le forme chiuse rispetto a quelle aperte, quelle simmetriche rispetto alle asimmetriche, quelle piccole come figure e le altre come sfondo, quelle convesse rispetto a quelle concave… E con cio’? Non hanno anche loro diritto ad esser felici? Non sono anche loro delle entità con pari diritti? Non per forza i prediletti devono essere i protagonisti, i più belli e coraggiosi… Anche quegli oggetti nascosti, timidi, messi da parte e abbandonati dalla societa’ possono esserlo… Non è forse anche questo l’ottimismo? Dare una “ipotetica”, teorica possibilità a chi non ce l’ha… Proprio a quelle icone sottovalutate, che pensano di non poter dare felicità, che sono messe da parte rispetto ad altre…

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